Evoluzione

Stadio #2 – Che cosa stai aspettando?

“È pronto a tavola!”. La voce di mia madre risuona nella mia mente ogni giorno, prima di pranzo, anche se adesso sono a km e tanti, troppi abbracci lontano da lei.
“ARRIVO!” gridavo dalla mia camera, sdraiato sul letto, giusto il tempo necessario per far arrivare il piatto a tavola, irritandola per quell’attesa forzata.
Chissà se all’ora di pranzo le mamme e i papà del 20** gridano ancora “è pronto a tavola!” o se forse mandano ai propri figli un messaggio su Whatsapp fatto di emoji 🍽🍝🍗.
O magari una nota vocale di 3 secondi. “È pronto a tavola!”.

Stiamo parlando dell’ABC della comunicazione. Messenger, Stories, Tinder, Grindr, Snapchat, Whatsapp e compagnia bella sembrano aver anestetizzato l’istinto all’ascolto, alla naturale predisposizione di guardare una persona negli occhi e chiederle “come stai?” oppure “usciamo insieme?”.
I nuovi legami finiscono per rimanere irretiti in una serie di condizionali virtuali senza senso, intrappolati nello schermo di uno smartphone. “Ti porterei…”, “per te cucinerei…”, “ti regalerei…”. La realtà dietro quel condizionale ci spaventa a morte e finisce per paralizzarci, quindi alla fine quello che facciamo davvero è…niente.
Restiamo in attesa che gli eventi si incrocino in modo da favorirci, dandoci quello che abbiamo la pretesa di meritare. Un mistico allineamento di pianeti che ci renderà tutto più facile senza il minimo sforzo, incoraggiandoci così a restare immobili nella comfort zone di un condizionale.

“Sai cosa ti farei adesso?…”. Ecco, non scriverlo. Fallo e basta.
Che cosa stai aspettando?
Dai, ne riparliamo un’altra volta. È pronto a tavola adesso.

 

Illustrazione: Isabella Conticello

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