Adattamento

Stadio #11 – Pessimo bugiardo

Secondo uno studio condotto dal dipartimento di psicologia sperimentale dello University College of London, il nostro cervello si abitua alle bugie.
In sostanza, l’amigdala – la ghiandola nel cervello che regola le nostre emozioni e che normalmente dovrebbe farci provare il senso di colpa o vergogna – diminuisce la sua azione man mano aumentano le bugie. Insomma, più ne diciamo, più ci abitueremo a dirle.

La bugia. Forma di interazione elementare, la impariamo subito, sin da bambini, perché ci offre un vantaggio immediato, da consumare avidamente. Ma il suo dolce sapore è effimero.
Sì, perché la bugia confonde, ma non risolve.

È un male assoluto? Forse un male necessario. Un vizio, un’arma, uno strumento per sopravvivere, di cui tutti abbiamo imparato a farne uso. Ulisse, Pinocchio, Iago, Hitler costruirono la loro fama sulla base di una bugia, che fu causa della loro fortuna e della loro rovina.
Il segreto per non esserne vittime, forse, è quello di usarle con parsimonia.
Perché arriva un momento in cui le maschere cadono, le bugie e le loro cortissime gambe si sgretolano e firmi la tua resa incondizionata, dichiarandoti un pessimo bugiardo.

Vabbè, a quel punto sei libero.

Photo by Sebastián León Prado

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